Ostacoli linguistici

Quante volte avete pensato o sognato di trasferirvi in una determinata nazione e poi tirato il freno a mano per timore di non conoscere la lingua del posto e dunque di non riuscire a cavarvela da soli? Tranquilli, siete in buona compagnia, in passato questo blocco l’ho avuto anch’io e so quanto sia fastidioso!

Stavolta però non ho fatto retromarcia ma “ho preso e son partita”, prendendo in mano una nuova avventura che mi ha portata qui, a Tallinn, città in cui i miei ostacoli linguistici sono ben due: il russo e l’estone … due lingue facilissime, che dite?

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Non vi nascondo che alcuni giorni prima di partire immaginavo già questa scena tragicomica: io che sarei andata in giro per la città senza capire nulla, disorientata e confusa, con l’inglese che forse non sarebbe bastato per sciogliere questa matassa, oltre che l’imbarazzo … immaginavo persino che sarebbe giunta imminente la voglia di mollare, senza aver ancora messo piede in Estonia!

Bene, la realtà è che spesso non ci conosciamo abbastanza e fino a quando non ci buttiamo nelle situazioni che sembrano complicate a prima vista, crediamo di non riuscire nell’impresa. E l’errore più grande risiede proprio lì, stabilire di non farcela ancor prima di provare!

Volete sapere com’è finita? Il trailer del film che avevo montato nella mia mente è svanito nel nulla non appena ho messo piede in aeroporto e ho sentito il rumore delle ruote di centinaia di trolley graffiare il pavimento, i bagagli scorrere lungo il nastro, quando ho visto tanta gente dirigersi verso i gate. Ho resettato tutto e le uniche parole che scorrevano nel mio flusso di pensieri erano “valigia – partenza – viaggio – nuova pagina di vita”.

No, non avrei rinunciato a tutto questo per una semplice paura! Non io, che provo una felicità vibrante quando vivo il mondo, quando mi confronto con culture nuove, quando esperienze come questa mi regalano nuovi occhi. Non io, che ho costantemente bisogno di nutrirmi di tutto ciò! Se anche voi provate le stesse emozioni in situazioni simili, non lasciatevi frenare dalle lacune o dalle insicurezze, piuttosto attrezzatevi per colmarle e tutto comincerà ad acquistare un colore diverso.

Come sta andando? Per colmare gli evidenti gap linguistici  ricorro a semplici accorgimenti da sopravvivenza che fino ad ora stanno funzionando e che consiglio: camminare tanto esplorando il più possibile la città, leggere le insegne dei negozi, memorizzare le parole nuove, girare i mercati, frequentare i luoghi della movida, prendere i mezzi pubblici (anche quelli sbagliati :-) ) e chiedere, non abbiate vergogna di chiedere. Che sia attraverso una parola, un gesto, un biglietto, la comunicazione andrà a buon fine se mostrerete un atteggiamento aperto e privo di pregiudizi nei confronti del vostro interlocutore.

Come andrà? Il fatto di essere riuscita ad ambientarmi in pochissimi giorni mi ha fatto stare bene e mi ha resa orgogliosa. C’è ancora tanto da fare ma chi ben comincia è già a metà dell’opera.

Tutto questo semplicemente per dire che tante volte siamo noi stessi a rendere gli ostacoli insuperabili; piuttosto sarebbe meglio lasciare che

la vertigine non sia paura di cadere ma voglia di volare

(colgo l’occasione per ringraziare ancora una volta Jovanotti per questo verso stupendo)!

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Tallinn, un mese dopo

Ebbene sì, è già volato un mese!

Cosa ho scoperto?

  • I Tallinesi vanno in ferie a luglio e al loro rientro hanno bisogno di carburare, quindi il primo giorno di lavoro subito dopo le vacanze potrà capitare di sentire che siano ancora stanchi.
  • Non so per quale strana ragione, quando arriva l’autobus alla fermata si precipitano per salire a bordo … anche quando siamo 4 gatti, eh!
  • A bordo dei mezzi di trasporto silenzio assoluto, neanche fossimo dentro una chiesa! Chiaramente il momento più imbarazzante è quello in cui si girano tutti a guardare in modo strano me e il mio coinquilino che chiacchieriamo e facciamo cenno ad una risata :-) “SMILE, WITHOUT A REASON WHY” insegna Noa!
  • Non è necessario avventurarsi alla ricerca di una lingua di spiaggia nascosta per godere di un po’ di pace. Anche a Pirita (la spiaggia più affollata) regna la tranquillità: nessuno che insabbi te e il tuo telo da mare al suo passaggio, nessun segno di munnizza, persino i bambini si divertono in modo pacato e poco “rumoroso” (questa è la cosa che mi stupisce di più).
  • La movida notturna segue ritmi spagnoli, i Tallinesi onorano i locali della loro presenza a partire dall’una di notte e senza sosta fino al sorgere del sole.

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Per chi, come me, è abituato all’idea del baretto/rosticceria/street food h24, per capirci sono quei posti che ti salvano dall’attacco di fame notturno … beh, per voi/noi saranno soltanto un bel ricordo: a Tallinn i ristoranti o comunque i locali che sfornano cibo chiudono i battenti molto presto, tipo alle 22:00.

  • Durante la stagione estiva le giornate sono lunghissime, con tramonti mozzafiato che fanno capolino intorno alle 22:30/23:00. Poteva mancare il rovescio della medaglia? Assolutamente no! Nei prossimi mesi dovrò invece abituarmi a giornate brevissime, in cui il buio arriverà intorno alle 15:00 (così dicono).
  • La parola estate è sinonimo di “Festival”: della musica folk, dei fiori, del Medioevo, della musica Jazz, della birra, del mare, della cultura.
  • I Tallinesi hanno un rapporto simbiotico con la natura, in modo speciale con la green nature. Se hanno voglia di rilassarsi, vanno nella “forest”, se vogliono divertirsi vanno nella “forest”, se vogliono fare un barbecue dove vanno? Ovviamente nella “forest”! Per fortuna c’è il Baltico e la mia indole da isolana ha trovato il suo rifugio.
  • Anche se timidi, ho sempre trovato persone disponibili e pronte ad aiutarmi.

Il mio breve bilancio dopo un mese di permanenza. Come andrà? Lo scoprirete su “Tallinn, due mesi dopo” ma dovrete pazientare ancora un po’ :-)

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“Next stop”

La vita all’estero e in generale la vita fuori casa, passano anche attraverso i mezzi di trasporto, quelli pubblici in particolar modo.

I nomi delle fermate, i colori delle linee della metro, il cigolio del tram sulle rotaie, i volti dei passeggeri, le loro abitudini entrano nella tua quotidianità.

Scopri che sulla mappa una fermata si chiama Cleverland Circle ma dal diffusore sonoro esce qualcosa come “Cleva Circ”.

Il tuo cellulare è intasato di tabelle con orari, cambi di linea, tragitti.

Le mie orecchie si erano abituate ai “next stop”, “próxima parada”, “doors open on the right/left”.

Percorsi imparati a memoria come fossero tabelline!

Oggi nello specifico ricordo una fermata e una voce che fa più o meno così:

“Turro, fermata Turro”

 

E vi diranno che …

E vi diranno che siete uccelli migratori, che non riuscite a stare fermi in un posto, che pensate sempre a voler partire, che avete i piedi che fremono, che guardate sempre documentari di viaggio e parlate sempre di viaggi, di partenze, di nuove scoperte.

A volte alcuni proveranno a farvi sentire in colpa per questo, perché all’idea di partenza associano quella dell’abbandono, dell’egoismo, della superficialità. Sono gli stessi che non si sono mai messi in gioco in nulla, quelli che non sbagliano perché non tentano mai, quelli che fanno leva sulle proprie certezze fatte di routine su routine; sono proprio quelli che non si incuriosiscono del mondo, ecco.

E allora, dovrebbe essere una colpa amare la cucina, dipingere, praticare sport, il cinema, la musica, o inseguire qualunque altra passione! Non è una colpa restare fissi in un posto, né tantomeno esplorare il mondo al di là del proprio naso. Sono scelte, punto.

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La mia passione per il mondo e le culture nasce grazie a due grandi genitori che fin da piccola me ne hanno fatto comprendere il valore e sperimentarne la bellezza sulla mia pelle, supportandomi ed esplorando insieme a me i luoghi in cui ho vissuto (grazie sempre Skype!). Non smetterò mai di ringraziarli per questo dono!

E se alcuni criticheranno questa vostra insaziabile passione, un sorriso felice sarà la migliore risposta!

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You’ve got a friend

Forse perché sono un’inguaribile romantica o forse perché ho sempre creduto in quell’inspiegabile magia che tiene unite le persone oltre il tempo, gli impegni, gli eventi che costringono a sottostare alla distanza… fatto sta che quando ripenso a loro, alle persone che hanno segnato i miei viaggi e le mie esperienze di vita sia dentro che fuori lo Stivale, mi emoziono ripensando ai momenti vissuti minuto per minuto al loro fianco, concedendomi di aprire una finestra nella loro vita e nella mia.

A volte si sudano anni per costruire una solida amicizia…non so perché ma in viaggio spesso questa barriera temporale è ridotta o quasi inesistente, ci si racconta subito, ci si mette in discussione con più semplicità; allora è proprio il caso di dire che il viaggio ti pone su una dimensione diversa, di maggiore apertura e flessibilità…o almeno questo è quello che è sempre accaduto a me. Non viene tutto dal cielo, sia chiaro! Dobbiamo essere noi, per primi, ad entrare nell’ottica che se vogliamo vivere felici fuori dai nostri confini sicuri ( breve o lungo termine poco importa), dobbiamo per prima cosa socializzare, come dico io “avere uno spirito mobile”, quella testolina curiosa che nonostante il dubbio, ci faccia comunque aprire all’altro ed entrare in un mondo che inizialmente non ci appartiene ma chissà, magari dopo potrà piacerci. E se non ci piace, né sarà valsa comunque la pena!

Soprattutto i primi giorni, quando sei ancora con un piede di qua e uno di là, con il cuore a metà (la cosa che ti rende ancora più triste), ti aggrappi agli oggetti che hai portato da casa per sentire vicina la tua dolce metà, la tua famiglia, i tuoi amici. Quei primi giorni in cui vedi tutto grigio e poco sensato e pensi di essere l’unico a provare tutto ciò…e invece scopri, attraverso la condivisione, di essere solo uno dei tanti e che insieme ad altri che se la passano come te, puoi cancellare quel broncio che oscura il tuo viso.

Primi giorni a Bruxelles, conoscevo una ragazza, anzi preferisco chiamarla un angelo perché mi è stata tanto vicina in quel periodo. Un giorno come tanti, uno di quelli grigi grigi sia nel cielo che nell’anima, mi propone di partecipare ad una grande festa (con centinaia di invitati) e di collaborare in cucina come volontaria e aiutare i ragazzi dello staff, senza di lei che invece sarebbe arrivata a festa inoltrata. Forse una persona introversa e timida (eccomi qui) avrebbe rifiutato all’istante, non conoscendo né l’ambiente né le persone ma come dicevo qualche riga su, il viaggio ci cambia (se lo vogliamo veramente) ed io infatti di colpo ero cambiata, accettando il suo invito con un sorriso che ha dipinto di colori quella serata! Non ricordo quante arance e quanti limoni abbia tagliato per i cocktail, quanti piatti abbia servito, ricordo che eravamo tanti, tantissimi italiani e non, laureati e stralaureati, tutti insieme lì a condividere la ricerca di una casa, di un lavoro, di un sogno. Quella sera, però, era importante fermare le preoccupazioni per lasciare spazio alla conoscenza e all’amicizia, e così è stato. Ci siamo ritrovati in altre feste, si è creata una piccola quanto fondamentale rete di contatti.

E’ soltanto uno dei tanti esempi che potrei farvi. Quando parto sento sì il bisogno di scoprire il nuovo mondo in solitaria ma ancora di più amo creare situazioni e circostanze che mi facciano incontrare persone nuove, di culture diverse, che rendano speciale il mio viaggio. Se oggi mi emoziono ancora ricordandole, vuol dire che ho fatto bene, e lo devo anche a loro!

Questo mio breve sipario vuole essere un piccolo spunto per coloro che affrontano il viaggio o il trasferimento all’estero con chiusura e scetticismo, che negano a se stessi l’opportunità di avere nuovi amici, di lanciarsi nel confronto culturale. Penso invece che la socializzazione sia un passo fondamentale e poi se ci pensate….è bellissimo sapere di avere amici in giro per il mondo da poter rivedere!

 

Note in viaggio

Navigando su Spotify mi capita sotto gli occhi la versione di Placido Domingo della canzone “MALAGUEÑA SALEROSA” che subito riascolto, mi riporta ad una terra che tanto amo e il solo farvi ritorno con la mente scaccia via la tensione di questa giornata. E’ vero, ognuno di noi sceglie un luogo come proprio paradiso e scrigno in cui custodire le emozioni, poco importa su quale meridiano o parallelo si trovi, se vi faremo o meno ritorno, quel posto è comunque nostro. 

La musica…

come fare a meno della musica in viaggio? Anche di quelle stupide canzoncine che nella vita quotidiana probabilmente non ascolteremmo mai ma che in viaggio diventano vere e proprie colonne sonore che suggellano i momenti speciali, e per forza di cose, irripetibili.

E’ curioso e bello notare come anche i gusti musicali cambino o si contagino dopo aver fatto esperienze all’estero e visitato altre nazioni. Gli Stati Uniti indubbiamente mi hanno fatto sperimentare i generi più disparati; Boston in particolare è una città che offre una movida molto varia e per tutti i gusti. Ho ballato di tutto: soul, country, rock ‘n roll, salsa, bachata, reggaeton, hip hop, folk, sirtaki….o perlomeno ci ho provato! Bruxelles invece è stata per me la scoperta di altri generi ai quali non avevo mai esposto le mie orecchie, il jazz, la musica elettronica e quella balcanica. L’Andalusia mi ha fatto conoscere musica intrisa di passione e folklore, il flamenco gitano che non va semplicemente ascoltato ma vissuto.

Poi ci sono le singole canzoni che ricordano una risata, una passeggiata per le strade di Soho, un viaggio in treno, Siviglia, i weekend granadini. Le mie playlist sono ancora memorizzate mel mio vecchio cellulare e quando lo accendo per ascoltarle mi si apre un mondo!

Miei fedeli compagni di viaggio rimangono sempre i Pink Floyd e i Buena Vista Social Club, e i vostri?

Ross

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I AM Books, il nuovo progetto di Nicola Orichuia

Vi ricordate del giovane giornalista italiano conosciuto a Boston e di cui vi ho già parlato in questo articolo http://farfallanelmondo.altervista.org/bostons-italian-american-voice/ ? Con grande piacere vi presento il suo nuovo progetto “I AM Books. An Italian American cultural hub”.

Di cosa si tratta? I AM Books è la prima libreria italo-americana del Paese, situata nel cuore di North End, il noto quartiere italiano di Boston, a pochi passi dalla storica casa di Paul Revere e da North Square.

Definita “centro culturale italo-americano,” I Am Books permette ai visitatori di connettersi ed immergersi nella cultura italiana e italo-americana attraverso presentazioni di libri, piccoli concerti e altri eventi. Il Boston Globe lo include tra i 36 migliori nuovi negozi e servizi in tutta la città.

Che dire? Se andate a Boston, vi invito a fare una capatina in libreria e già che ci siete, visitate anche la casa di Paul Revere di cui allego qualche foto ricordo del mio passaggio da quelle parti!

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Ciao 2015!

In una parola, GRAZIE!

E’ stato un anno ricco di sorprese e di colpi di scena, una partenza organizzata in meno di 24 ore che si è trasformata in un soggiorno fuori casa di circa un anno, senza sosta. Nuovi coinquilini, nuova città, nuovo lavoro, nuovi colleghi (tanti, ma proprio tanti!) e poi Expo! Correre, e ancora correre! Mattinate, nottate, visitatori (tanti, ma proprio tanti!), pioggia, caldo, vento, nebbia (tanta, ma proprio tanta!).

Grazie a chi ha voluto esserci in questo fantastico anno! Ringraziarvi uno per uno renderebbe questo post infinitamente lungo, in cuor vostro saprete riconoscere il mio affetto e la mia stima.

Grazie a chi ha voluto gioire insieme a me in questi mesi, a chi ha colmato i momenti di solitudine con un sorriso, una parola giusta, un richiamo, un abbraccio. Grazie a chi non mi ha fatto mancare nulla, a chi mi ha scaldato il cuore con il suo amore, a chi mi ha fatto morire dalle risate (tante, ma proprio tante!), a chi mi ha fatto conoscere posti nuovi e accolto nella propria casa, GRAZIE!

Grazie a chi ho conosciuto negli States e riabbracciato dopo pochissimi anni, rivedervi è stata un’emozione fortissima! Grazie alle amicizie mai finite, quelle che resistono alla distanza geografica.

Grazie ragazzi, specchio di un’Italia ricca di giovani che hanno voglia di fare e che sorridono alla vita nonostante le difficoltà che ostacolano la nostra generazione!

Ciao 2015, ti saluto con un giorno di anticipo perché domani vorrò festeggiarti come meriti!

Ross

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L’arcobaleno dopo la pioggia

E poi capita di incontrare una visitatrice, una nonna insieme al nipotino di 6 anni che alla domanda:
– “Buongiorno signora, perché vuole visitare l’Expo?”
risponde:
– “Vede, signorina, io e mio nipote abbiamo fatto tanta strada per arrivare a Milano, ma abbiamo pensato che per andare al mare c’è sempre tempo, è a due passi da noi. Per conoscere il mondo no, bisogna afferrare le occasioni quando queste arrivano. I bambini devono sviluppare da piccoli la curiosità e il rispetto verso le altre culture, attraverso la conoscenza. Ho portato qui mio nipote per insegnargli qualcosa. Imparerà così i nomi delle nazioni. Potrà assaggiare qualche pietanza particolare, e anche se dirà “nonna non mi piace” andrà bene lo stesso, deve sapere che in questo mondo non esistono soltanto le patatine fritte. Voglio insegnare a mio nipote che il mondo è suo e che esplorarlo è una delle gioie più grandi della vita. Voglio regalargli un’esperienza”.
Pioggia incessante, il mio k-way completamente fradicio:
-“Signorina, venga, si ripari pure sotto il nostro ombrello, in tre ci stiamo! Grazie per il tempo che ci ha dedicato” .
La nonna più dolce del mondo, con le sue parole mi ha fatto dimenticare di avere freddo e di essere zuppa, in una giornata di lavoro grigia.
Ho visto il mio riflesso negli occhi di quel bambino, così felice di avere il mondo a pochi passi e di volerlo scoprire.
arcobalenophoto by Thomas Rizzo

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Tu non c’eri

Quando prepari i bagagli per una partenza che hai desiderato e tanto atteso, la tua anima è attraversata da un turbinio di emozioni che in quei momenti non riesci a controllare bene, a farle convivere in modo equilibrato. Talvolta la preoccupazione prende il sopravvento oscurando quell’entusiasmo che deve esserci quando ti trovi in queste circostanze. Altre volte invece ti senti gasato, al settimo cielo, non stai nella pelle, cominci a telefonare agli amici, ai parenti, agli amici dei parenti, e non ti stanchi di ripetere a tutti la stessa cosa e soprattutto non ti stanchi di rispondere alle stesse domande. Chi convive con un’anima viaggiatrice sa bene che il viaggio offrirà un valore aggiunto alla propria vita, ai propri valori, al proprio modo d’essere, ma allo stesso tempo sa benissimo che partire, allontanarsi, spesso è sinonimo anche di perdita e rinuncia. Quando si raggiunge questa consapevolezza? Quando si ritorna. La classica frase “tu non c’eri” suona un po’ come uno schiaffo, un voler ribadire che TU hai scelto di rinunciare ai momenti e alle occasioni di partecipazione e condivisione con chi invece è rimasto. Ma la vita, ovunque sia vissuta, è un continuo alternarsi di guadagno e perdita…

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